Verso una scuola digitale

di Fulvio Ricci

Lo scorso 9 novembre si è tenuto alla Scuola Normale il convegno “Uno, nessuno, centomila: libri di testo e risorse digitali per la scuola italiana in Europa”, promosso congiuntamente dal Ministero dell’Istruzione, Università e Ricerca, e dalla Scuola stessa. Ha preso parte ai lavori il Ministro Maria Chiara Carrozza.

Il tema dell’introduzione di libri di testo digitali nella scuola primaria e secondaria è di grande attualità e vede fiorire numerose sperimentazioni da parte di gruppi di insegnanti e iniziative editoriali da parte di grandi e piccole case editrici. A questo si accompagna un forte interesse del pubblico, certamente stimolato dal dominante messaggio “digitale è bello”, ma anche attratto da oggettivi vantaggi del supporto digitale in termini di praticità (cartelle più leggere), di maggiore facilità di sviluppare percorsi individuali, di migliore fruibilità in presenza di disagi fisici (dislessia, disabilità visive) e di possibile riduzione del costo complessivo dell’istruzione.

Il “passaggio al digitale” pone numerosi problemi a vari livelli, se con questo termine non si intende la pura trasposizione del testo cartaceo in formato elettronico, ma piuttosto la creazione di un prodotto di tipo nuovo che impieghi software apposito e sfrutti la connessione in rete.

La realizzazione di un tale obiettivo presuppone l’esistenza di condizioni di base ancora lontane dalla realtà: un tablet in possesso di ogni studente, connessione in rete efficiente in ogni scuola, definizione di una piattaforma informatica comune che sia compatibile con i principali sistemi operativi.

Ma le questioni di maggior peso riguardano piuttosto contenuti e impostazione didattica dei futuri libri digitali. In un contesto internazionale che vede i risultati dell’insegnamento scolastico in Italia ben inferiori a quelli raggiunti dalla maggior parte dei paesi avanzati, le modalità di una tale innovazione vanno ben meditate e finalizzate a un recupero di qualità.
Si pone un problema molto serio di validazione del libro di testo, in termini di qualità, autorevolezza ed efficacia formativa. Infatti elaborazione e diffusione in rete di materiale didattico diventano operazioni accessibili sostanzialmente a chiunque. La produzione può diventare molto ampia e di qualità difficilmente controllabile, senza neppure il filtro esercitato dalle case editrici.

Sono poi presenti posizioni assai varie sulla concezione stessa del libro di testo e di quello che può diventare con le opportunità offerte dal mezzo informatico. Schematizzando molto, a posizioni che ritengono valida l’impostazione tradizionale del libro di testo, come luogo dove trovare presentati in modo organico e sistematico gli elementi costitutivi della disciplina stessa, i suoi concetti fondamentali e le teorie storicamente affermatesi, si contrappongono posizioni favorevoli a un apprendimento molto meno strutturato, basato su percorsi individuali o di gruppo proposti dal docente, senza che questi siano necessariamente supportati da un inquadramento generale a monte.

L’ultimo anno ha visto diversi interventi legislativi in materia. Il decreto Profumo del 26 marzo  stabiliva che le scuole dovessero adottare testi “nella forma digitale o mista” a partire dall’anno scolastico 2014-2015,  ma senza entrare nel merito delle loro caratteristiche culturali e didattiche. Il successivo decreto Carrozza del 27 settembre ha trasformato l’obbligo in opzione e ha posto molto opportunamente l’accento sulle funzioni, che “restano proprie del libro di testo anche nella sua transizione verso il digitale”, affidando agli strumenti multimediali il compito di “rafforzare la capacità del libro di testo di rispondere a questi obiettivi”. Contrastano purtroppo con questa linea alcuni punti del decreto “La scuola riparte” nella formulazione uscita dal dibattito parlamentare (Legge 128 dell’8 novembre), in cui l’adozione del libro di testo diventa opzionale e si consente ai singoli istituti di sostituirlo con materiale didattico digitale elaborato in proprio.

L’incontro tenutosi alla Scuola ha avuto al suo centro questi temi e si è articolato in due tavole rotonde. Nella prima, moderata da Gino Roncaglia dell’Università della Tuscia, è stato rappresentato l’intero arco di posizioni esistenti sulla natura del libro di testo e il punto di vista dell’editoria scolastica impegnata nell’adeguamento alle nuove tecnologie. La seconda tavola rotonda, moderata da Patrizia Marti dell’Università di Siena e della Eindhoven Technical University, insieme con la presentazione di numerose esperienze e sperimentazioni, ha visto un ampio dibattito sulle linee emerse in merito al passaggio ai testi digitali.

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