Leggere (e ascoltare) insieme: Ovidio alla Normale

di Giovanni Guerrieri

Per celebrare il bimillenario della morte di Ovidio, gli allievi della Normale hanno organizzato una lettura pubblica collettiva delle sue opere: oltre trecento lettori hanno ridato voce al grande poeta. Un grande evento dedicato alla città che rilancia le Letture della Normale. Il racconto del regista dell’iniziativa.

Il cortile del museo di San Matteo

Nel settembre 2017, in occasione del bimillenario della morte di Ovidio, sotto la guida del suo professore di letteratura latina, Gianpiero Rosati, la Scuola Normale Superiore ha proposto alla città di Pisa una lettura collettiva delle opere ovidiane, dal titolo Mi darà voce il fato. Lettura collettiva di Ovidio per il bimillenario. Si sono lette le Metamorfosi, l’Arte di amare, i Rimedi contro l’amore e le Lettere di Eroine. Oltre agli spazi della SNS, sono stati coinvolti altri luoghi della città, alcuni istituzionali (Museo di San Matteo, Gipsoteca di Arte Antica), altri scelti per una sorta di “affinità” con i materiali letti: è il caso della libreria Ghibellina, che ha offerto un importante contributo all’iniziativa, ospitando la lettura integrale delle Lettere di eroine, e del Leningrad Cafè, che ha inaugurato con l’Ars Amandi e i Remedia la sua stagione autunnale.

Memore dell’esperienza dello scorso anno – in cui oltre 300 lettori hanno dato voce all’Orlando furioso – il comitato di regia (composto, oltre che da chi scrive, da Francesco Cannizzaro, Giorgio Di Domenico, Edoardo Galfré, Francesco Morosi, Marcello Reggiani e Luca Zipoli) ha confermato le linee guida generali del progetto: ricercare – attraverso l’esperienza di lettura collettiva di una grande opera letteraria – un senso di partecipazione arcaico, perduto; non lo “spettacolo” di un “lettore” davanti a degli “ascoltatori”, bensì un rituale civile fortemente condiviso da una comunità.

Avendo a che fare con un corpus più frastagliato (quattro opere distinte), è stato necessario isolare l’opera maggiore dai suoi “satelliti”, destinando la prima ai luoghi istituzionali, e i secondi agli spazi che gentilmente si sono offerti di ospitarli (Libreria Ghibellina e Leningrad Cafè).

Tralascerò il resoconto della lettura delle opere minori – che si è svolta con facilità e con uno sforzo organizzativo minimo – per raccontare brevemente il lavoro fatto sull’opera principale.

Il primo step è stato quello di individuare alcune immagini guida, capaci in virtù della loro potenza evocativa, di scandire i tempi del rituale. Niente di più naturale – trattando le Metamorfosi – che ricercarle nei versi: così sono state battezzate alcune macro-sezioni, in cui il poema è stato suddiviso. È bastato un verso – abilmente selezionato da Edoardo Galfré – per segnare la soglia di questi “raggruppamenti”, coaguli di episodi fuori dall’ordine del libro. Così il Palazzo della Carovana si è aperto a «Una selva fitta di alberi, in nessun tempo recisa…», sezione che includeva Orfeo ed Euridice, Venere ed Adone, Apollo e Dafne; il museo di San Matteo ha ospitato «La collera tocca anche gli dei», con gli episodi Diana e Atteone, Piramo e Tisbe, Aracne e Minerva; e infine la Gipsoteca con «Era un corpo vivente…», epigrafe per Perseo e Medusa, Dedalo e Icaro e Le fatiche di Ercole.

Una volta individuati i gruppi di episodi e fatte le opportune divisioni in versi da affidare casualmente a ciascun lettore, si è reso necessario costruire nei vari spazi l’habitat dove i lettori potessero leggere indisturbati, tra loro, “origliati” dagli ascoltatori casuali, liberi di andare e venire a piacimento. Abbiamo così costruito un’installazione a pianta centrale per la sala Azzurra del Palazzo della Carovana, mettendo al centro dell’aula il grande tavolo da conferenze e disponendovi intorno i lettori seduti: in questo caso le postazioni degli ascoltatori seguivano il perimetro della stanza. La stessa situazione si è creata nella Stanza dell’Archivio e con qualche variazione nella sala degli Stemmi (dove i lettori sono stati fatti sedere sulle panche, disposte agli angoli dell’aula).

Gli episodi destinati al museo di San Matteo hanno invece seguito una disposizione per sale: si sono creati piccoli raggruppamenti di sedie intorno alle opere principali, dove i lettori seduti leggevano i versi e gli ascoltatori giravano per il Museo, liberi di fare i loro accostamenti tra i versi e le grandi opere esposte. Da segnalare la scelta, dopo un incipit comune, di realizzare vari focolai di lettura contemporanei, in modo da creare più centri di attenzione e instaurare una piacevole atmosfera carica di voci, di “brusii” non intellegibili. Poi improvvisamente un fuoco si trovava isolato (semplicemente perché i gruppi avevano finito, e nessun altro aveva cominciato), diventando il catalizzatore di tutti gli spettatori. Degno di nota e decisamente toccante il momento della lettura di Antonella, una ragazza cieca, che ha letto le Metamorfosi in caratteri braille.

Anche all’interno della Gipsoteca – dove gli ascoltatori sono stati disposti al centro della sala e i lettori ai lati estremi, vicino alle statue – si è optato per la contemporaneità di alcuni episodi (anche qui l’incipit è stato comune) proprio per favorire l’intimità della lettura. Grande effetto come sempre ha fatto il Coro Vincenzo Galilei, diretto dal Maestro Gabriele Micheli, che ha accompagnato la lettura dell’episodio di Pigmalione.

A dar voce ad Ovidio sono intervenuti ben 302 lettori, tra studenti, docenti, cittadini pisani e non solo, rispondendo ad un invito che nel giro di pochi giorni è diventato virale (i social hanno evidentemente giocato un ruolo fondamentale). Queste “chiamate” sembrano davvero rispondere ad un’esigenza reale della Città: trovarsi “uguali” intorno ad un’opera di grande valore letterario e volerne condividere la bellezza con degli sconosciuti.

Semplicemente ascoltare, senza protagonismi, senza pulpiti, voce dopo voce, timbro dopo timbro, la voce di un poeta.

 

Per saperne di più. Seguite su Facebook la pagina della lettura: https://www.facebook.com/LetturaOvidioSNS/. Presto, novità sulla lettura del 2018.

 

Giovanni Guerrieri è attore e regista. Dal 1995 è membro dei Sacchi di Sabbia, la compagnia residente del Teatro Sant’Andrea. Nel 2008 ha vinto il Premio Speciale Ubu, e nel 2016 il Premio Lo Straniero.

 

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