Maryam Mirzakhani: una donna da Fields

di Maria Colombo

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Medaglia Fields

Il 13 agosto 2014 si è svolta a Seoul la cerimonia di consegna delle Medaglie Fields, il più prestigioso riconoscimento internazionale nell’ambito della ricerca in matematica, che ha la particolarità di essere attribuito solo a studiosi sotto i quarant’anni. Tra i matematici insigniti della Medaglia Fields lo scorso agosto, insieme a Artur Avila, Manjul Bhargava, Martin Hairer, figura Maryam Mirzakhani, la prima donna a ricevere il premio fin dalla sua fondazione nel 1936, anno in cui vennero attribuite due Medaglie a Lalfors e Douglas. L’assegnazione del premio è continuata fino ai giorni nostri e dal 1950 la tradizione vuole che vengano consegnate al massimo quattro Medaglie ogni quattro anni, nel corso della cerimonia di apertura dell’ICM (International Congress of Mathematicians), che quest’anno si è tenuta in Corea e si svolgerà nel 2018 a Rio de Janeiro. Le Medaglie Fields sono un riconoscimento ambito e difficilmente conquistabile, tanto che in tutta la storia del premio si conta un unico italiano, Enrico Bombieri, insignito di una Medaglia.

Maryam Mirzakhani aveva indubbiamente tutte le carte in regola per aspirare al premio più importante nel suo ambito lavorativo. Nata nel 1977 a Teheran, si è distinta per le sue straordinarie doti matematiche fin dagli anni del liceo, quando è stata scelta per rappresentare l’Iran alle Olimpiadi Internazionali della Matematica, insieme ad altri cinque studenti. La Mirzakhani ha partecipato alle Olimpiadi per due anni consecutivi, nel 1994 e nel 1995, ottenendo in entrambe le occasioni una medaglia d’oro. In particolare, nel 1995 ha ottenuto il punteggio pieno, risolvendo tutti e sei i problemi proposti. Quattro anni dopo si laurea in matematica presso la Sharif University of Technology di Teheran e ottiene un dottorato ad Harvard, sotto la guida di Curtis McMullen, uno dei quattro vincitori della Medaglia Fields nel 1998. Una volta conclusi gli studi, ha lavorato per le più prestigiose università americane, tra cui figurano prima Princeton e poi Stanford, dove insegna tuttora.

Le sue ricerche si svolgono nell’ambito della geometria, in particolare nello studio delle superfici di Riemann. Durante il dottorato scopre una formula che esprime il volume dello spazio dei moduli come una funzione polinomiale nel numero di componenti di bordo della superficie. Le idee sviluppate le permettono di dedurre conseguenze interessanti, come una nuova dimostrazione di una congettura di Edward Witten e una formula asintotica per la lunghezza di geodetiche semplici chiuse in varietà iperboliche compatte.

Gli interessi di Maryam Mirzakhani non si fermano però a questo ambito; negli anni successivi al dottorato, comincia ad occuparsi della dinamica degli spazi di moduli ed anche oggi ha progetti ambiziosi e domande aperte in questo campo.

Proprio a causa di questi studi Maryam Mirzakhani ha ricevuto la Medaglia Fields, per “i suoi contributi eccezionali alla dinamica e alla geometria delle superfici di Riemann e dei loro spazi di moduli”.

Parlando delle sue ricerche, Maryam Mirzakhani si descrive come lenta, ma d’altra parte fiduciosa in se stessa e ottimista. Fin dall’inizio del suo lavoro di ricerca ha scelto di perseguire obiettivi ambiziosi, dicendo che “bisogna ignorare i frutti dei rami più bassi”.

Il fatto che il lavoro svolto da Maryam Mirzakhani abbia ottenuto un riconoscimento ufficiale di tal calibro è tanto più rilevante se si considera che il suo ambito di lavoro, quello della ricerca in matematica, è ancora prevalentemente in mani maschili. Si stima che, nel 2005, solo il 15% dei professori ordinari di matematica in Italia fossero donne, e la situazione in altri Paesi è ancor meno rosea (in Svizzera e nel Regno Unito le donne costituivano circa il 3% del totale). Sono numeri sconfortanti e non facilmente spiegabili, in una realtà come quella europea e americana, in cui le donne hanno accesso all’istruzione e, almeno formalmente, la piena facoltà di decidere del proprio futuro. A ciò si aggiunge il fattore meritocratico insito nella ricerca matematica, un campo nel quale il talento è valutabile secondo criteri oggettivi e che dovrebbe quindi favorire il successo dei ricercatori migliori, indipendentemente dal loro genere. La matematica e’ imparziale, e per questo stupisce che siano dovuti passare quasi settant’anni prima che una Medaglia Fields venisse assegnata a una donna.

Non esistono nemmeno differenze sostanziali tra i sessi nel modo di riflettere, immaginare nuove teorie e affrontare i problemi legati alla matematica: una donna può essere un buon ricercatore tanto quanto un uomo. Maryam Mirzakhani ne è la dimostrazione vivente, in quanto è arrivata ai vertici della sua professione; oltre che una matematica straordinaria, è un modello per tante ricercatrici e aspiranti tali. Lei stessa si è detta certa che in futuro vedremo altre donne premiate con la Medaglia Fields, dal momento che “ci sono molte grandi matematiche impegnate in importanti ricerche”.

Quello che al momento si può affermare con certezza è che la Mirzakhani ha aperto una strada che nessuno in precedenza aveva percorso, e l’ha fatto con tenacia e pazienza, senza sapere dove l’avrebbe condotta. Ora che l’importanza del suo lavoro è stata riconosciuta e premiata, auguriamoci che molte altre ragazze seguano le sue orme sulla strada che ha tracciato, dimostrando che si può essere donne da Fields.

 

Per sapere di più sulla biografia, la personalità e la ricerca di Maryam Mirzakhani, suggerisco la lettura di un articolo di Erica Klarreich (in inglese): http://www.simonsfoundation.org/quanta/20140812-a-tenacious-explorer-of-abstract-surfaces/

 

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