Intervista al Prof. Roberto Battiston

di Giulia Ricciardi

Di seguito l’ intervista al Prof. Roberto Battiston. Già ordinario di Fisica Sperimentale all’Università di Trento, città dove è nato nel 1956 e tuttora vive, Battiston ha alle spalle una lunga e prestigiosa carriera accademica e scientifica, cominciata subito dopo la laurea con lode in Fisica alla Normale di Pisa, nel 1979. Roberto Battiston è l’attuale Presidente dell’Agenzia Spaziale Italiana,  nominato dal Ministro per l’Istruzione, Università e Ricerca, Stefania Giannini.

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Che ruolo ha avuto in Europa la tradizione spaziale italiana? In particolare, qual è stato (e qual è oggi) il ruolo dell’ASI?

Che il 2016 sia l’anno dell’Italia nello spazio non ci sono dubbi. Prendiamo tre programmi: la missione Exomars  (dove l’Italia ha un ruolo di primo piano scientifico e industriale) che atterrerà sul Pianeta Rosso a Ottobre; il lancio a luglio di Skybox (la società di Google) con il lanciatore italiano Vega da  Kourou nella Guyana francese; l’arrivo, sempre a luglio, della sonda Juno nell’orbita di Giove, una missione NASA-ASI di alto valore scientifico. Si tratta di tre eventi molto diversi dove l’Italia si propone con tre caratteristiche costanti: la competenza, la capacità di collaborare e un sistema industriale competitivo. Questa è la tradizione del Made in Italy dello spazio, una storia che viene da lontano, nel 1962 con il primo programma spaziale triennale e con la volontà di Luigi Broglio che ha fatto del nostro paese una potenza dello spazio. I nostri programmi spaziali di oggi sono figli di questa storia fatta di grandi competenze scientifiche, di partnership privilegiate in tutto il mondo e capacità di competere grazie alla sapienza tecnica e industriale delle nostre aziende.

Come interpreta l’ASI la collaborazione con altri Enti che promuovono laricerca spaziale e cosmologica (CIRA, INAF, INFN, ecc.)?

L’ASI è l’architetto di sistema, ossia l’agenzia governativa incaricata di coordinare e realizzare le politiche spaziali del nostro paese. Alcuni di questi programmi poi vedono coinvolti a diverso titolo gli enti che hai citato. Io stesso quando ero all’Infn ho guidato l’esperimento AMS2 sulla stazione spaziale internazionale, frutto di una grande collaborazione tra Infn e ASI in un contesto  internazionale. Il CIRA è invece una  partecipata ASI  che deve attuare il Programma di ricerche Aerospaziali (PRORA)  e mantenere all’avanguardia il nostro Paese negli ambiti dell’Aeronautica e dello Spazio. Negli ultimi due anni abbiamo  rilanciato il CIRA che è tornato ad  attrarre i centri di ricerca e le  società aerospaziali  italiane e mondiali.

Quanto investe l’Italia nel settore spaziale rispetto agli altri paesi europei?

Siamo tra i paesi fondatori dell’Agenzia Spaziale Europea e ne siamo il terzo finanziatore, con circa 512 milioni all’ anno, dopo Germania e Francia che investono rispettivamente 873 e 845 milioni. Una cifra importante che però è più che giustificata dal ritorno delle commesse industriali e  nei programmi scientifici. Lo spazio rappresenta in Italia un patrimonio di scienza, tecnologia e industria che vale un fatturato annuo di 1,6 miliardi di euro  da lavoro  a più di 6.000 addetti. Credo che l’infrastruttura spaziale rappresenti una delle migliori eredità di quella classe dirigente che tra la fine della seconda guerra mondiale e i primi anni ’70 ha ricostruito, modernizzato e reso competitivo un paese sconfitto, gettando  le basi di quel benessere di cui ancora godiamo.

Puoi commentare uno dei primi, importanti, risultati della tua Presidenza e cioè l’aver evitato, attraverso il dialogo con il governo, una riduzione dei finanziamenti?

Il Governo negli ultimi due anni non solo non ha tagliato gli stanziamenti ma ha aumentato il budget dell’Agenzia Spaziale Italiana portandolo da 500 a 750 milioni di euro all’ anno, investendo, ad esempio, nel settore d’avanguardia dei micro satelliti. Ma non si tratta solo di soldi. È stato avviato un fondamentale lavoro con la Cabina di Regia presso la Presidenza del Consiglio per far sì che l’approccio allo spazio, con l’Agenzia Spaziale Italiana che svolge il ruolo di architetto di sistema, sia sistematico, strategico e armonizzato con tutti gli stakeholder, interni ed esterni. Il Piano Strategico Space Economy della Cabina di Regia, parte proprio dalla nostra tradizione alla quale dobbiamo una filiera completa di prodotto nell’ambito spaziale, l’ ampia gamma di applicazioni ad uso duale, un forte posizionamento tecnico scientifico internazionale ed una proficua interazione tra la ricerca di base, ricerca applicata ed imprese.

Quali tra i risultati e i progetti dell’ASI consideri particolarmente interessanti?  Quali sono i progetti della tua Presidenza?

L’ASI è un asset fondamentale dell’Italia, costituisce un’infrastruttura strategica da molti punti di vista, che va preservata e rafforzata in quanto genera sviuppo, competitività e crescita economica. L’obiettivo è costruire un sistema indusrtriale e di ricerca in grado di stare nella “globalizzazione collaborativa e competitiva” dello spazio. Vedendolo dal punto di vista delle infrastrutture esse non devono essere più viste  solo  come  “spazio per lo spazio”, ma anche, e soprattutto,  come “spazio per l’economia nazionale  e per le attività produttive non spaziali”. Questo è in sintesi l’ obbiettivo del tavolo di consultazione permanente della Cabina di Regia. Si tratta di intercettare la rivoluzione che sta trasformando il settore grazie all’arrivo dei grandi investitori e delle grandi aziende che vengono, in particolare,  dal mondo dell’ IT, ma anche da altri settori della new economy. Questa rivoluzione che si fonda sui data analytics derivanti dall’osservazione della terra e della navigazione satellitare  sta producendo nuove applicazioni che migliorano la vita quotidiana e creano ricchezza con modalità nuove. È il nuovo rinascimento che viene dallo spazio. Come scienziato vorrei  assistere a qualche scoperta  epocale,  ad esempio che la missione  Exomars trovasse nel sottosuolo del pianeta rosso qualche  indizio sul mistero della vita.

Quali sono state le tappe più significative della tua formazione culturale e scientifica?

Mi domando spesso come sono diventato quello che sono, intendo da un punto di vista culturale, professionale. Faccio un mestiere, quello di scienziato, in cui sono pagato per essere curioso, per cercare, e qualche volta trovare, risposte a domande che spesso mi pongo da solo, o  che, in ogni caso, ci poniamo un una ristretta comunità di colleghi. In questo senso, non so dire quando si è formata questa mia voglia di conoscere, direi quasi che me la sono trovata addosso fin da quando ho memoria di me.

Certo, le esperienze della vita, libri, viaggi, persone, mi hanno permesso di formare e orientare questa innata curiosità, di renderla matura e credibile al punto di diventare una professione. Gli anni in Normale, sono stati però importantissimi, per la prima volta ritrovavo attorno a me persone che mi assomigliavano, pur nella diversità di interessi e di storie personali.  Devo dire anchje che ho molto cercato, spesso però  senza trovare, i maestri di cui spesso si parla nelle biografie degli scienziati. Forse è una questione di fortuna, forse di una  mia  profonda  irrequietezza, ma mi sono trovato sempre in prima linea, a provarci da solo cercando di aprire la strada che pensavo fosse quella giusta, caricandomi dei rischi, ma d’altra parte ottenendo i meriti. Probabilmente questa è stata la  mia fortuna, perché mi ha enormemente fatto crescere da un punto di vista professionale. Il desiderio di cambiare, la capacità di cogliere al volo occasioni che tutti consideravano rischiose,  la determinazione nel portare a termine obbiettivi faticosi e difficili,  contemporaneamente  esplorando altre strade, sono diventate,  mano a mano, da caratteristiche caratteriali a qualità fondamentali  per la mia storia professionale.

Hai qualche suggerimento da dare ai giovani che si sentano ispirati ademulare il tuo percorso professionale e scientifico?

Studiare, viaggiare ed essere irrimediabilmente curiosi. Per utilizzare un’immagine, il mio consiglio è fare un po’ come Cooper, il protagonista di Interstellar, il bellissimo film co-sceneggiato dal grande astrofisico  Kip Thorne: entrare e  lasciarsi andare nel buco nero della conoscenza. Qualcosa di interessante, dall’altra parte, di sicuro lo troviamo.