Intervista a Pietro Guindani

di Andrea Pantani

Pietro GuindaniPietro Guindani è Presidente del Consiglio di Amministrazione di Vodafone Italia dal mese di luglio 2008.

Conseguita la laurea in Economia e Commercio presso l’Università Bocconi di Milano nel 1982 con il Prof. Claudio Demattè, ha iniziato la propria carriera professionale presso la sede italiana di Citibank N.A. nell’area Global Corporate Banking fino al 1986.

Dal 1986 al 1993 ha lavorato nel settore chimico, prima come Direttore Finanza Internazionale del gruppo Montedison e successivamente come Chief Financial Officer di European Vinyls Corporation a Bruxelles (joint-venture 50-50 tra ENI e ICI).

Nel 1993 ha assunto l’incarico di Direttore Finanza Internazionale del Gruppo Olivetti e nel 1995 e’ entrato in Vodafone Italia (all’epoca società controllata dal Gruppo Olivetti e con la denominazione di Omnitel Pronto Italia) dove ha ricoperto la carica di Direttore Generale Amministrazione, Finanza e Controllo e Chief Financial Officer della Regione South Europe, Middle East and Africa fino al 2004, per poi diventare Amministratore Delegato di Vodafone Italia e membro del Comitato Esecutivo del Gruppo Vodafone dal 2004 al 2008.

In Confindustria, dal 2004 al 2009 è stato Presidente di Asstel – Assotelecomunicazioni, l’associazione delle imprese di telecomunicazioni, di cui è tuttora membro del Consiglio Direttivo. E’  membro della Giunta di Confindustria ed in Assolombarda è Vice Presidente con delega a Università, Innovazione e Capitale Umano.

Attualmente ricopre anche i seguenti incarichi:

  • membro del Consiglio di Amministrazione e del Comitato Remunerazione di Pirelli & C. SpA;
  • membro del Consiglio di Amministrazione e del Comitato di Controllo e Rischi di Salini Impregilo SpA;
  • membro del Comitato Esecutivo dell’Istituto Italiano di Tecnologia di Genova;
  • Presidente dell’Associazione Alumni dell’Università Bocconi di Milano.
  • Membro del Comitato di Presidenza della Fondazione Civita di Roma
  • Membro del Consiglio di Assonime

Altri incarichi principali:

  • Coordinatore del Progetto Strategico ICT per Expo 2015;
  • Responsabile gruppo di lavoro Education nell’ambito del Comitato Investitori Esteri in Italia di Confindustria
  • Membro dell’International Advisory Board della SDA-Bocconi School of Management di Milano
  • Membro del Comitato d’Indirizzo e del Comitato Strategico della Fondazione Sodalitas

1)    Da alcuni anni lei guida la Bocconi Alumni Association (BAA). Quali sono i tipi di attività che promuove l’Associazione?

Lo scopo fondamentale della BAA è di animare e rendere coesa la comunità degli Alumni Bocconi. Per questo motivo realizziamo un ampio spettro di attività volte a creare un’ampia rete di relazioni basata sullo scambio di esperienze professionali e culturali. Inoltre realizziamo momenti volti alla formazione continua e all’orientamento delle persone nel loro cammino di carriera. Il fine ultimo è quello di valorizzare la comunità degli Alumni ed al tempo stesso di fornire supporto sia allo sviluppo dell’Università, sia al percorso formativo degli studenti.

2)    Da quanto anni esiste BAA e com’è cambiato il suo ruolo nel tempo?

La BAA è stata costituita alla fine del 2009 ed è nata dalla fusione di 3 pre-esistenti associazioni di Alumni dell’Università e della SDA Bocconi-School of Management. Dopo la fusione, il nostro compito è stato quello di far crescere l’Associazione e di segmentare le nostre proposte in modo tale che tutti gli Alumni, di tutte le 5 scuole dell’Università, di tutte le età, famiglie professionali ed aree geografica di lavoro, trovassero nell’Associazioni opportunità per loro rilevanti e dunque interessanti. In tal senso siamo diventati più proattivi ed articolati nel creare una varietà di momenti di incontro che rispondessero a diverse esigenze e finalità.

3)    Che tipo di relazioni esistono con l’Università Bocconi?

Le relazioni tra l’Associazione e l’Università sono molto strette, anzi direi che l’integrazione è continua ed a tutti i livelli. Gli Alumni sono una risorsa che l’Università desidera valorizzare e per gli Alumni il rapporto con l’Università è prezioso. Ne consegue che vi è una coerenza strategica tra le due organizzazioni e l’operatività stessa dell’Associazione è integrata nell’attività generale di gestione dei rapporti con tutti gli Alumni, appartenenti all’Associazione o no, che viene svolta direttamente dall’Università. Naturalmente noi dell’Associazione desideriamo essere la “frontiera più avanzata” del sistema relazionale Università/Alumni.

4)    La struttura della BAA da chi è costituita e quante persone vi operano concretamente?

La struttura della BAA è costituita da due parti. Da un lato vi è una direzione dell’Università con persone dedicate alla gestione dell’Associazione. Dall’altro il nostro Consiglio Direttivo coordina un gruppo di circa 150 “leaders”, ovvero di associati che hanno assunto specifiche responsabilità e che animano altrettanti gruppi, in Italia e nel mondo. Contiamo all’incirca anche su un migliaio di “activists” che, insieme ai “leaders”, rappresentano il vero fondamento della struttura della BAA. In totale i soci sono circa 10.000. Infine abbiamo anche un Advisory Board formato da Alumni particolarmente “senior”, a cui attingiamo per indirizzare i temi più fondamentali dello sviluppo associativo.

5)    Come si mantiene un contatto proficuo con gli ex studenti della Bocconi?

Non vi è una sola risposta. Innanzi tutto ci siamo resi conto che il senso di appartenenza all’Università si sviluppa quando si è ancora studenti. Per questo motivo, per cominciare promuoviamo l’associazionismo verso gli Alumni On-campus, per intenderci coloro che hanno già conseguito la laurea triennale e frequentano un corso magistrale o master. Verso gli Alumni Off-campus, che già lavorano, un contatto proficuo è il risultato di un sistema relazionare basato sui “contenuti”, ovvero scambi continui di esperienze di tipo culturale e professionale, che realizziamo grazie ai momenti di incontro, circa 300 l’anno. In questo modo continuiamo ad alimentare i rapporti interpersonali che sono il collante dell’Associazione.

6)    Internazionalizzazione, placement, reputazione sociale: tre obiettivi che si raggiungono attraverso?

Si raggiungono attraverso i fatti, attraverso un lavorio continuo e meticoloso. Ad esempio con un impegno costante a costruire un’Associazione che non sia solo Italia-centrica; con lo scambio di esperienze dagli Alumni senior a quelli junior; con iniziative mirate anche agli Alumni senior che possono, in una certa fase, attraversare momenti critici di carriera. Quanto alla reputazione sociale, confido che se faremo un buon lavoro, ci sarà riconosciuta da chi ci osserva.

7)    Come mai secondo lei nella tradizione anglosassone il ruolo delle associazioni degli ex allievi è molto più riconoscibile rispetto agli stessi tipi di organismi in Italia?

Siamo soliti dire che è una questione culturale. Può essere vero, ma la cultura si forma in Università, quindi tutti noi abbiamo una grande responsabilità nel formare gli studenti al senso di appartenenza fino a che sono ancora tali. In questo senso le attività sportive ed un ampio progetto culturale sono fondamenti molto importanti.

8)    Dal suo punto di vista di ex studente della Bocconi, sono cambiate – e se sì in che modo – le opportunità di carriera per neo laureati?

Le opportunità di carriera sono cambiate e continuano a cambiare. La direzione è la globalizzazione e la qualità, sempre più elevata. Sicuramente è un mondo che è diventato molto competitivo, ma non bastano le competenze; occorre sensibilità sociale e consapevolezza molto più ampia dei fenomeni che incidono sulla vita delle aziende e delle istituzioni. Oggi un uomo di impresa, o un civil servant, deve avere una capacità di leggere il mondo in modo molto più integrato e maturo perché la crescita, anche personale, non è più lineare.

9)    In base anche alla sua esperienza professionale e al suo ruolo in Vodafone, è possibile e auspicabile una più stretta collaborazione tra il mondo delle imprese e le associazioni ex allievi per forme mirate di recruitment ?

Sicuramente si e lo stiamo già facendo. Imprese ed Università necessitano di dialogare profondamente per continuamente orientare i percorsi formativi alle esigenze di mercato. Quindi non solo recruiting e placement, ma anche orientamento strategico della formazione verso gli elementi che sono la premessa dell’occupabilità delle persone nel medio-lungo termine.

24 ottobre 2013

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