Carlo Azeglio Ciampi: il presidente e il normalista

di David Ragazzoni

 

libretto-ciampi

La scomparsa di Carlo Azeglio Ciampi, lo scorso 16 settembre, ha lasciato un vuoto importante tanto nella coscienza collettiva del nostro paese quanto in coloro che hanno avuto modo di conoscerlo come individuo ancor prima che come uomo delle istituzioni.

Il ricordo che Giuliano Amato ha affidato alle pagine del Bollettino dell’Associazione Normalisti rende onore a entrambi i volti di Ciampi. Il mio contributo, pertanto, si prefigge il compito, assai più modesto, di ricordare il Ciampi che ho avuto modo di conoscere, indirettamente, durante i miei anni di formazione presso la Scuola Normale Superiore di Pisa. Se non suonasse pretenzioso, non avrei remore a sostenere che, in ambo le occasioni in cui ho avuto modo di ‘interagire’ con il Presidente Ciampi e il suo pensiero, egli ha rappresentato per me un modello cui guardare anzitutto per la comune esperienza di studio presso la Normale di Pisa.

La prima esperienza – quella incentrata sul Ciampi uomo delle istituzioni – si è sviluppata nell’ambito del volume Dialoghi con il Presidente. Allievi ed ex-allievi delle Scuole d’eccellenza pisane, curato da giovani studiosi della Scuola Normale e della Scuola Superiore Sant’Anna e pubblicato nel 2008 per i tipi delle Edizioni delle Normale con la prefazione di Adriano Prosperi ed Emanuele Rossi. Il progetto era ambizioso: mettere in raccordo intellettuale e ideale due distinte generazioni – quella del Presidente Ciampi e quella degli attuali studenti delle due Scuole Superiori pisane (ancora parte del medesimo complesso istituzionale ai tempi in cui Ciampi ne era allievo come studente di filologia classica), ciascuno chiamato a confrontarsi con un tema specifico del magistero di Ciampi nel corso del suo mandato presidenziale. A me, allora studente di storia della filosofia moderna ed entusiasta frequentatore dei corsi di Storia della Riforma e della Contro-Riforma tenuti da Adriano Prosperi nell’aula Cantimori della Scuola Normale, toccò il tema dell’Umanesimo quale cifra distintiva del settennato del Presidente. “Riscoperta, universalità e dialogo: dall’Umanesimo, nascita dell’anima europea, all’ideale di un nuovo Umanesimo” fu il titolo che decisi di dare al mio capitolo, nel quale provavo a mettere in luce l’enfasi che Ciampi aveva saputo porre sulle molteplici anime dell’Umanesimo – da quello di Pico a quello di Erasmo – come dimensione gravida di implicazioni e feconda di prospettive per la costruzione, nelle parole di Habermas, di un’Europa “dei cittadini e delle istituzioni” al di là di un’Europa puramente “dei mercati”. Le presentazioni del volume che si susseguirono tra il 2008 e il 2009, tra Pisa e Roma, furono un’occasione importante per me, e per quanti ebbero il privilegio di essere parte del progetto, per riflettere su quanto il Presidente Ciampi aveva saputo costruire e comunicare, nel corso di una traiettoria intellettuale, istituzionale e umana che, anche per la sua impressionante parabola, attraversava grandissima parte della storia del Novecento italiano e non solo.

La seconda esperienza – quella incentrata sul Ciampi normalista – fu in occasione delle celebrazioni del bicentenario della Scuola Normale Superiore, tenutesi a Pisa il 18 ottobre 2010 alla presenza dell’allora Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano. Il Presidente emerito Ciampi non potette partecipare di persona, ma inviò un video-messaggio in cui ricordava, con voce non priva di commozione, gli anni della propria formazione universitaria. “Orgoglio, affetto, nostalgia” furono le parole che egli scelse per descrivere i sentimenti che, a distanza di decenni, provava tornando indietro col pensiero alle giornate trascorse con i compagni di studio e di vita tra il Palazzo della Carovana (dove allora gli allievi della Scuola Normale alloggiavano), il Palazzo dell’Orologio (con la sua sconfinata biblioteca a scaffale aperto) e la Chiesa di Santo Stefano. Ricordo ancora distintamente le lacrime che gli inumidivano gli occhi mentre ricordava i colleghi con cui saliva la scalinata bianca della Carovana, alcuni dei quali destinati a diventare protagonisti a vario titolo della vita culturale dell’Italia del secondo Novecento e assieme ai quali ebbe l’occasione di condividere gli spazi e i ritmi di una ‘comunità di studiosi’ – una comunità humboldtiana, come l’ha spesso definita un altro illustre allievo della Scuola quale Sabino Cassese. La passione per lo studio e la motivazione infaticabile con cui un’intera generazione guardava al mondo dell’insegnamento e della ricerca, in quel lontano 1937, assurgevano a simbolo, nel video-messaggio di Ciampi, di un modo complessivo di intendere la cultura e lasciavano trasparire un’amarezza e uno sconforto per la delegittimazione costante subita dalle discipline umanistiche, in particolare, e dalla vocazione per il mestiere intellettuale, in generale, che innervano anche le pagine del suo ultimo libro “Non è il paese che sognavo. Taccuino laico per i 150 anni dell’unità di Italia” (Il Saggiatore, 2010).

Carlo Azeglio Ciampi è stato, è, e sempre sarà, per me entrambe le cose: un Presidente – uno dei più consapevoli del proprio ruolo, che seppe interpretare con equilibrio e passione visionaria – e un ‘compagno’ di studi cui guardare come esempio sia per la passione intellettuale sia per l’impegno politico, due amori che egli seppe coniugare in modo raro e particolarmente felice. “Semel normalista, semper normalista” è quanto le generazioni di studenti della Normale di Pisa si ripetono, in nome di un vincolo che sa attraversare i decenni e unire generazioni. Anche attraverso quel vincolo, l’azione intellettuale e istituzionale di Ciampi continuerà a parlare a me e quanti continueranno a formarsi nelle medesime aule del Palazzo della Carovana.

 

David Ragazzoni si è formato in filosofia alla Scuola Normale Superiore e in filosofia politica alla Scuola Superiore Sant’Anna di Pisa. È attualmente dottorando presso il Department of Political Science della Columbia University di New York. È autore, assieme a Nadia Urbinati, del libro “La vera Seconda Repubblica. L’ideologia e la macchina” (Milano, 2016).

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